dolore

Nicola Boursier


Quasi sempre chi è contento è anche volgare
c’è nella contentezza un pensiero
che ha fretta e non ha tempo di guardare
ma passa via compatto e maniacale
e reca oltraggio volgendosi a chi muore

- Avanti con la vita, su coraggio! -
Chi è fermo nel dolore non frequenti
gli allegri e disinvolti corridori
ma solo i passi lenti dei suoi uguali.
Se una ruota s’inceppa e l’altra gira
quella che gira non smette di girare
ma avanza quanto può e trascina l’altra
in una corsa povera e sghimbescia
finché il carretto o si ferma o si rovescia.


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Sentirsi dire che la vita è crudele
è proprio una cosa da marciapiede.

estate

Sylvia  Plachy - qui -

La luce alta, i suoni alti della luce
e si apre la distanza. Basta quel luccichio
di latte alle persiane, quelle fessure d'ombra
dense e profonde, l'abbaglio di frescura,
lo sventolio dei rami dai balconi,
ecco l'estate e il cielo si fa mare.
La città si solleva e veleggiando oscilla
mossa dalle brezze.

rime

Rothko
Ah, ubriachezza eroica e modesta,
dove si può ogni cosa, ma non vera,
necessità inutile che appresta
la frase bella disperata e altera.
Andrò, farò, dichiarerò rovine,
e mi sprofondo a cuccia tra le rime.


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Solo a sentire un verbo
che mi sembri vero
sento corrermi il sangue
alla salvezza. Come tornare a casa

e ritrovare pietosa freschezza di lenzuola.


C'è qualcosa che percuote le mente e la commuove e forse la convince a sciogliersi, a uscire dalla sua compatta unità. E allora è come se la nostra sostanza si facesse volatile e staccandosi da quel che la tiene insieme esce dai propri margini per mischiarsi al mondo in uno spazio comune, perché anche il mondo si muove verso di noi: due empiti che s'incontrano a metà strada, né dentro né fuori, ma lì vicino o tutt'intorno, come un'aura. Ma nel vuoto che si crea per questo cedimento di sostanza resta scoperto un nucleo vibrante: lì stanno le parole, che bisogna andare a cogliere porgendo ascolto. E' uno strano esercizio di attività passiva o forse di passività attiva. Perché intanto il giudizio procede nelle sue funzioni: sceglie, accetta, elimina. Ma lo fa in un modo così veloce, anche se frigido, da trasformarsi quasi in istinto. Con questo non penso certo di rivelare la formula operativa o gli ingredienti della poesia. E' soltanto uno stato psico-fisico nel quale mi ritrovo abbastanza spesso, anche se non è sempre così. Certe poesie brevi, per esempio, sono lì già pronte, si sono formate a mia insaputa, arrivano tutte allegre cogliendomi di sorpresa, loro bussano e io apro, devo solo trascriverle. Senza nessuno sforzo.

forma

o'keeffe-light of iris
Hai la tua forma
eppure non ci sei
quasi per troppa forma
ormai troppo te stessa
sei ricaduta dentro
la tua materia spessa
la trucida certezza
di quel che vuoi
che è quello che puoi,
felice no,
però non infelice,
niente di più, contenta
dici persino okay,
sei proprio come sei.

sei

Francesca Farris 
                    Sei come il Tevere sotto il ponte Cestio
                    con due diverse rapide divise da una prua.
                    Quella di destra schiuma e fa rumore
                    ma quella di sinistra è più terribile,
                    gli intralci che la stringono invisibili,
                    la gonfiano di forza silenziosa
                    e l'acqua si concentra solidale
                    in vorticale ressa con se stessa.

io

qui
Io scientificamente mi domando
come è stato creato il mio cervello,
cosa ci faccio io con questo sbaglio.
Fingo di avere anima e pensieri
per circolare meglio in mezzo agli altri,
qualche volta mi sembra anche di amare
facce e parole di persone, rare;
esser toccata vorrei poter toccare,
ma scopro sempre che ogni mia emozione
dipende da un vicino temporale.


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Se di me non parlo
e non mi ascolto
mi succede poi
che mi confondo.

segni

Zhu Zhiren
Le note che disegnasti sul mio quaderno
e la chiave di violino e la doppia chiave
e la tripla chiave. Sempre per te
un nuovo quaderno. Di quanti fogli
hai bisogno? Hai intarsiato la mia scrivania
scolpito il mio scaffale; ma ora non più
arcieri in costume da guerra, soltanto
segni distratti. E dovrai raccogliere

con pazienza piccoli minuti perché tu possa
comporre un’ora.

Las notas que dibujaste en mi cuaderno
y las claves de violín y la doble clave
y la triple clave. Para ti siempre
habrá un nuevo cuaderno. ¿Cuántas
hojas necesitas? Adornaste mi escritorio,
esculpiste mi estante; pero no hay ahora
arqueros vestidos de guerra, sino tan sólo
signos distraídos. Y deberás juntar

con paciencia pequeños minutos para poder
producir una hora.

gatti


Guardate come lei si lascia catturare
dal bastone che si muove, dalla minuscola mossa
d’ala di ogni mosca, dal rumore
di ogni porta che si apre.
E quando si mette sulle mie ginocchia
sembrerebbe per sempre, le unghie
quasi conficcate nella carne. Ma se passa
un uccello alla finestra, addio baci
addio carezze, lei vola via.

E poi, forse, ritorna.
   Miren cómo se deja cautivar
   por el bastón que se mueve, por el minúsculo
   aleteo de una mosca, por el ruido

   de una puerta que se abre.
   Y cuando se acomoda en mis rodillas,
   parecería que es para siempre,
   sus uñas casi penetrándome
   la carne. Pero si un pájaro cruza
   frente a la ventana, adiós caricias,
   adiós besos.
   Ella desaparece.

   Y a lo mejor, después, regresa.

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Bartosz Fraczek
Sempre voler capire. Non si può.
bisogna fare come fanno i gatti
quando si acquattano, i muscoli in un fremito
contratti, prima di scagliarsi verso
una qualche preda, che sia per gioco
o che sia roba seria; o quando in un ferocissimo

kabuki affrontano il rivale, e l'universo
intero allora si concentra in un assorto
e millimetrico avanzare, e poi
senza preavviso, forse perché si sta mettendo
male - la scusa è sempre una mosca o un moscerino
che si ritrova dalle loro parti -
guardano in giro, si fingono distratti,
loro che c'entrano? mica era sul serio!
Ma chissà, forse si distraggono
davvero

ora


Io per guarirmi dei miei noiosi amori
ascolto i noiosissimi racconti
di altri amori. Pur nella noia
il dolore è vero, ma per un po’ lo vedo
in queste storie simili, irreale,
e mi sottraggo al mio perché è uguale.

Pensando a questo mi pento e mi vergogno
di aver sforzato con parole e pianti
i cuori calmi di chi mi stava intorno.
Ora capisco che è una presunzione
con abitanti di climi temperati
parlare di ghiacciai e di amazzonie

sete

P. Ottaviani

Abituata ormai a parlare d’altro
non riconosco più le mie passioni,
brucio di sete eppure mi domando
se veramente ho sete o cos’altro.


Désormais habituée à parler d’autre chose
je ne reconnais plus mes passions,
je brûle de soif et pourtant me demande
si j’ai vraiment soif ou si j’ai autre chose. 

immobile

mauro di silvestre
qui - qui 

Inmóvil en el centro de las cosas
sin jerarquía en la materia
toda materia dulce en varias formas
y cada una fuerte noble y absoluta
dúctil me entrego a la naturaleza,
sin propiedad alguna, otra vez suya.


 Immobile nel centro delle cose
senza gerarchia nella materia
tutta materia dolce in varie forme
ognuna forte nobile e assoluta

cedevolmente appaio alla natura,
io senza proprietà, di nuovo sua.

limite

 Clerici - Böcklin - De Chirico


L'isola scura e densa mi riappare.
Quella sostanza spessa, promessa di rimedio,
fammi entrare. Riportami al mio limite
circondami, con le carezze segna i miei contorni,
col peso del tuo corpo dammi corpo.
Ma è il rimedio che produce il male.




immortale


Non era forse questo il mio mestiere ?
Perdere tempo, questo è il mio mestiere.
E il bello è perdere quel che non si ha.

Ho perso tempo e certo non l’avevo
ma io perdendo prendo, anzi ricevo,
lusso supremo, la mia immortalità.

Altro non voglio infatti che essere immortale,
qui in questa terra essere immortale.
Sospesa in mezzo al tempo, non più mio,

essere nel mio essere, esposta e già finita,
chiusa animale che certo non risorge,
giocando alle parole, sono l’inizio.
 Ce n’était pas cela mon métier peut-être ?
Perdre du temps, voilà mon métier
et le plus beau c’est bien de perdre ce qu’on n’a pas.

J’ai perdu du temps que certes je n’avais pas
mais en perdant je prends, mieux, je reçois,
luxe suprême, mon immortalité.

Je ne veux rien d’autre au vrai qu’être immortelle
Ici sur cette terre je veux être immortelle.
Suspendue au cœur du temps, qui ne serait plus mien,

être dans mon être, exposée et comme finie déjà,
animale renfermée et qui jamais ne renaît,
en jouant sur les mots, je suis le commencement. 


o'keeffe



A me la poesia serve per essere immortale. Non nel senso dei posteri, per carità. Ma a essere immortale lì per lì, mentre scrivo. Mi salva dal tempo, mi restituisce l'interezza, scorre la mia ansia. E poi, questo infine l'ho capito, è l'unica cosa che riesco a fare senza sofferenza.



Ah, ma è evidente, muoio,
Sto per morire, che siano giorni
o anni, sto per morire,
muoio. Lo fanno tutti,
dovrò farlo anch'io. Sì, mi conformo
alla regola banale. Però intanto,
tra un sonno e l'altro finché esiste il sonno
(solo chi è in vita gode del suo sonno)
guardando il cielo, girando gli occhi
intorno, in questi istanti incerti
io sono certamente un'immortale.

Sarah Moon

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L’educazione permette di mangiare
con educazione e permette
altre cose; ma se vuoi volare
le ali si hanno o non si hanno.


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Eternità e morte insieme mi minacciano
nessuna delle due conosco
nessuna delle due conoscerò.
Éternité et mort ensemble me menacent:
aucune des deux ne connais,
aucune des deux ne connaîtrai.

prima

 F. Clerici - Un istante dopo, 1978

Prima possibile, prima possibile!
Se passa troppo tempo non c'è più
il prima e non c'è più il possibile.






La Guardiana

I
Era il sospetto del tuo chiuso ardore
che mi faceva artefice di chiavi.
okeeffe
D'altronde ero famosa da bambina
per aprire cassetti, porte e armadi
di cui non si trovava più la chiave....

II
L'aria era dolce e molto profumata
di erbe e sale che il caldo aveva munto,
era di sera a cena un fine luglio
su una terrazza che pretendeva al mare.
Un golf a righe legato sulle spalle
apparve lenta e scura la Guardiana.
La riconobbi subito: sprezzante
non salutò, non si presentò.
Padrona dei suoi passi, malinconica,
in ritardo, fortificata e accorta:
l'immobile, severa, inalterabile
Guardiana della Porta.
Se questa è la guardiana, mi dicevo,
chissà cosa nasconde la sua porta.
Perché, è evidente, si fa guardia inflessibile
solo a una porta che ha serratura debole
e che rivelerebbe, aprendosi, delizie
talmente ineludibili e fatali
che anche la guardia ne sarebbe persa.....

Allora non sapevo che c'era la guardiana,
soltanto la guardiana e non la porta,
una guardiana che allude ad una porta
meravigliosa e forse facile da aprire,
basta saperlo fare, non certo con la forza....

Ero colpevole. Di non saper raggiungere
per troppa mira la chiusa morbidezza
del tuo cuore: passando per la mente,
sì, con le parole, le valorose mie nobili
scudiere, cui avevo sempre dato
immenso credito - che a loro era passata
la gloria delle chiavi....

Per poi scoprire
che il piacere non ha porte e che
se mai l'avesse stanno aperte, che
potevamo allora rimanere fuori
sfornite e arrese tutte e due alla pari
giocando io alla porta e tu alle chiavi.

                                              

novembre - noviembre


Ogni bella giornata di novembre
è quasi sempre un’occasione persa.
La luce ha fretta
la luce di novembre non aspetta
ci pensi sopra e non è più in offerta.
E ci si illanguidisce alla promessa
di una felicità, ah, più che certa
se solo avessi avuto l’accortezza
di predisporre il giusto materiale:
un giro inconcludente in bicicletta
e labbra sfaccendate da baciare
Cada dia hermoso de noviembre
es casi siempre una ocasión perdida.
La luz tiene prisa,
la luz de noviembre no te espera,
lo piensas un segundo y ya no está en oferta.
Nos entristece la promesa
de una felicidad más que segura
con sólo haber tenido el seso
de preparar el material preciso:
unas vueltas displicentes con la bici
y unos labios que se ofrezcan a tus besos.

la prova

qui  - qui - elina brotherus






Leonardo  Cremonini










Esseri testimoni di se stessi
sempre in propria compagnia
mai lasciati soli in leggerezza
doversi ascoltare sempre
in ogni avvenimento fisico chimico

mentale, è questa la grande prova
l'espiazione, è questo il male.



Delante del espejo mientras se vestía
la mirada se le despegaba
perdida en cierta imagen futura;
la primera ladrona yo reconocía en ella
que me robaba mi imagen segura
y la llevaba afuera y regalaba

eso que sólo debería haber sido mío.

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Ser testimonio de si mismo
siempre en nuestra propia compañía
nunca dejados solos con ligereza
debiéndose escuchar siempre
en cada acontecimiento físico químico
mental, es ésta la gran prueba
la expiación, es éste el mal.

partenze - viajes

Hopper
Chi entra in un vagone dà prova di se stesso,
tralascia il corpo, esercita lo spirito,
mette a dormire i sensi, dorme davvero
o li devia in un libro, in un giornale,
o fissa cieco un punto casuale
pur di non confondersi alla mischia.
Ma nella luce bianca.
e cruda sono tutti uguali,
popoli perduti solo affidati
a ciò che una residua vista
potrebbe forse ancora intravedere
che un tempo, non tanto tempo fa,

era una faccia.
 
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youtube Chemical Brothers

Questo tempo sabbatico
prima di una partenza, questo tempo
rubato al tempo, questo tempo non mio
né di altri, il tempo della valigia
e del ritardo, questo lusso sospeso,
questo margine ricco,
quando audace e irresponsabile posso
quello che neanche gli anni mi concedono,
dove accorrono i pensieri più negletti
e sono accolti, e tra un pigiama
e una camicia s'insedia maestoso
ma arrendevole il possibile, dove potrei
persino telefonarti e dichiararmi
folle d'amore, questo unico tempo vero

involontario che ci è dato
per grazia di partenze, questo
non è nient'altro che preghiera.

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E sempre dovrò partire
e fare i bagagli
e permettere al mio poco corpo
una corsa che non gli si addice
e prolungare gli inganni e demente
rincorrere tutte le storie anche quelle
che avrebbero preferito un silenzio.
Ma valorose sono le partenze
anche se un imbarazzo spesso le consuma.

 
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Ah, com’è misero il destino dei viaggi
dei milanesi in terre d’oltremare
o in mezzo al mare! Ormai lo so,
lo vedo bene, la gente in viaggio non mi piace. Li preferisco quando stanno fermi
e ripetendosi raggiungono qualche dignità,
come una brutta casa che sta sempre lì,
sempre uguale a se stessa e a poco a poco
diventa un punto stabile per gli occhi
e nella tenerezza degli anni
si prende un posto di necessità.
¡Cuán miserable es el destino de los viajes
de los milaneses en tierras de ultramar
y en medio de los mares! Ahora lo veo,
me doy cuenta, la gente cuando viaja
no me gusta. Prefiero que estén quietos
y al repetirse alcanzan cierta dignidad,
como una casa fea que está siempre ahí,
idéntica a sí misma y poco a poco
se torna un punto estable para la mirada
y en la ternura de los años
se gana un sitio
necesario.

non dipende da me

Riderò, sparlerò
racconterò bugie.
E domani l'avrò già dimenticato.

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Sono malata sono malnata
e poi tanto dico sempre
le stesse cose.

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Che tu ci sia o non ci sia
ormai è la stessa cosa,
comunque sia io ho la nostalgia.

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Due ore fa mi sono innamorata.
Tremo d'amore e seguito a tremare,
ma non so bene a chi mi devo dichiarare.

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Non dipende da me
riconosco che non dipende da me.
Dipendesse da me
sarei in felice completa dipendenza
Ça ne dépend pas de moi
je reconnais que ça ne dépend pas de moi.
Si ça dépendait de moi
je serais dans une heureuse totale dépendance.

equilibri

E.Pastore - qui
Cado e ricado, inciampo e cado, mi alzo
e poi ricado, le ricadute sono
la mia specialità. Cos’altro ho fatto
che fingere di uscire e ricadere dentro?
Nessuno mai che io trascini insieme a me
cadendo. Grandi equilibri mi circondano
ma non mi reggono, anzi proprio perché io cado
si sorreggono. 




Caigo y vuelvo a caer, me tropiezo y caigo, me levanto
y caigo de nuevo, las recaídas
son mi especialidad. ¿Qué más he hecho
sino fingir que salgo y recaer adentro?
Jamás a nadie arrastro yo al caer,
me rodean grandes equilibrios
que, sin embargo, no me sostienen, es más,
precisamente porque caigo se mantienen. 



Roma

 La felice bellezza negligente
sta ferma intorno a te senza rumore,
l’hai vista, sai che c’è, neanche la guardi.
Era il lusso di andarsene per Roma.

Su perfecta y negligente belleza
esta ahí, quieta y callada a tu alrededor,
la has visto, sabes que existe, ni siquiera la miras.
Era el lujo de caminar por Roma.


Ah resta dove sei! Io qui nell'ora incerta 
di un tardo pomeriggio guardando fuori
e anche guardando dentro vedo questa bellezza 
tutto quello che vedo è la bellezza. 
Qualcosa che convince, che vuole essere vista, 
che pure non fa nulla, ma resta lì dov'è, 
che solo perchè esiste mi conquista.


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Guardare la bellezza e mai farla propria.
Se non fosse così guarderesti te stessa
non avresti cioè più nulla da guardare,
possidente annoiata di una noia lupesca.

 

teatro

Se ora tu bussassi alla mia porta
e ti togliessi gli occhiali
e io togliessi i miei che sono uguali
e poi tu entrassi dentro la mia bocca
senza temere baci disuguali
e mi dicessi: “Amore mio
ma che è successo?”, sarebbe un pezzo
di teatro di successo.

Si maintenant tu frappais à ma porte
et ôtais tes lunettes
et si j’ôtais les miennes qui sont pareilles
et puis si tu entrais dans ma bouche
sans craindre des baisers non pareils
et me disais : " Mon amour,
mais qu’est-ce qui se passe ? ", quel coup de théâtre !
Fin de l’impasse.



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E.Hopper

La scena è mia, questo teatro è mio,
io sono la platea, sono il foyer,
ho questo ben di dio, è tutto mio,
così lo voglio, vuoto, e vuoto sia.
Pieno del mio ritardo.

-----

Non  è stupefacente che una sera
mettendo dentro il suo sacchetto il pane
io ricominci il solito dettato,
riapra il repertorio, alzi il sipario
mostrando il tempo fermo, mai passato?
Niente è passato, non c’ più il passato,
l’attore nato non scorda mai la parte.
-----

Atrás, de pie, de lejos,
de paso, taxímetro en espera,
la miraba, sus cabellos miraba,
¿y qué veía? Teatro mío obstinado,
rechazo del telón, siempre abierto teatro,
mejor marcharse con la función ya comenzada. 

al bar

Ma prima bisogna liberarsi
dall'avarizia esatta che ci produce,
che me produce seduta
nell'angolo di un bar
ad aspettare con passione impiegatizia
il momento preciso nel quale
il focarello azzurro degli occhi
opposti degli occhi acclimatati
al rischio, calcolata la traiettoria,
pretenderà un rossore
dal mio viso. E un rossore otterrà.

casa


 - qui - qui
La casa. Beato chi è padrone della casa,
non dico della casa catastale, ma della casa,
della casa reale. Per quindici anni
io sono stata ospite della mia casa,
un'ospite indesiderata. Buio,
più lampadine metto e più fa buio.
Beato chi non vede le curve, gli spigoli,
le ombre, beato chi, vero proprietario,
usa e abusa di quello che gli è dato.
Io sono in soggezione dei rigidi cuscini,
dei libri aperti, dei corridoi inutili
e feroci, dei quadri appesi, dei cimiteri
di camicie e sciarpe che in ogni stanza
io stessa ho seminato.
La casa. Dichoso aquel que es dueño de la casa,
no me refiero a la casa catastral, sino a la casa,
a la casa real. Durante quince años
he sido huésped de mi casa,
un huésped no querido. Oscura,
más luces pongo y más se vuelve oscura.
Dichoso aquel que no ve las curvas, las esquinas,
las sombras, dichoso quien, auténtico propietario,
usa y abusa de aquello que le pertenece.
Yo vivo intimidada por los rígidos cojines,
los libros abiertos, los pasillos inútiles
y feroces, los cuadros colgados, los cementerios
de camisas y bufandas que en cada habitación
yo misma he ido sembrando. 


Marc- Chagall, The-blue-house-1917

l'onda - olas

Eyvind  Earle The wave, 1990

L'onda che si ritira e si allontana
dalla riva
dove alzandosi e crollando
ha fatto la sua uscita
non sapendo delle altre
che la precedevano e che la seguivano
e che erano il suo avanzare e il suo cedere,
ha perduto la superficie e rientrando
nelle acque profonde si è confusa
nel suo proprio corpo

dove prepara attraverso i millenni
la sua prossima identica uscita
il suo prossimo identico crollo.
La ola que se retira y se aleja
de la orilla
en donde al levantarse
y derrumbarse hizo su salida
sin saber nada de las otras
que le abrían camino y la seguían
y que eran su avanzar y su quedarse,
perdió la superficie y al entrar de vuelta
en las aguas profundas
se revolvió en su propio cuerpo
donde prepara en los milenios por venir
su próxima idéntica salida,
su próximo idéntico derrumbe.
  

al mercato


Certi giorni quando il cielo s'abbassa
e esco magari per fare la spesa
al mercato io trovo il cerchio caldo
della piazza, dove la luce non vola
ma devota s'acquatta in ogni oggetto
per rivelarne l'intimo colore.
Cerchio amoroso che impasta insieme il tempo
e la distanza, una melassa densa
così simile alla pasta del mio cuore
che io neanche entro, sono già dentro.

qui
    Ciertos días, cuando el cielo está más bajo
    y salgo a lo mejor de compras
    al mercado, encuentro el círculo caliente
    de la plaza, donde la luz no vuela
    sino devota se agazapa en los objetos,
    mostrando el íntimo color que tienen.
    Círculo amoroso que amalgama el tiempo
    y la distancia, una melaza densa
    tan parecida a la pasta de mi corazón
    que ya no necesito entrar, ya estoy adentro.
------
Era alla luce terribilmente sabato,
quel sole infimo che annunzia svogliatezze
mentre nella piazza fino a dentro le mie finestre
chiuse si muoveva il mercato prolungato.
L'ultima offerta e poi si chiude. Poi la festa
untuosa e il silenzio. Già si smontavano
i banchetti con la ferocia trasandata
della fine. Forse era possibile
una corsa per prendere qualcosa, forse
restava qualche cassetta ancora non riposta.
Ma non mi decidevo a quella corsa.
Quando scendevo era ormai tardi
tra i mucchi di foglie di carciofi
e i pomodori sfatti dove una vecchietta china
correva rapace alla riscossa di mezze mele
di peperoni buoni per tre quarti.
Ma io non cercavo frutta marcia o fresca,
io volevo soltanto la certezza
della settimana che finisce,
dell'occasione persa.

Era en la luz terriblemente sábado,
ese sol ínfimo que anuncia dejadez,
y abajo, hasta meterse en mis ventanas
bien cerradas, se movía
el mercado prolongado.
La última oferta y ya se cierra. Luego la fiesta
untuosa y el silencio. Los puestos ya se desarmaban
con el feliz descuido del final. Tal vez era posible
una carrera para alcanzar algo, quizá
quedaba aún alguna caja afuera.
Pero no me lanzaba a esa carrera.
Cuando bajé, ya era demasiado tarde
entre los cúmulos de hojas de alcachofas
y los tomates aplastados
donde una mujer vieja y agachada
corría rapaz en busca de unos restos de manzanas
y de unos chiles buenos
en sus tres cuartas partes.
Pero yo no buscaba
fruta podrida o fresca,
sólo buscaba la certeza
de la semana que se acaba,
de la ocasión perdida.

parole - palabras

Anche quando sembra che la giornata
sia passata come un'ala di rondine,
come una manciata di polvere
gettata e che non è possibile
raccogliere e la descrizione
il racconto non trovano necessità
né ascolto, c'è sempre una parola
una paroletta da dire
magari per dire
che non c'è niente da dire.


Même quand il semble que la journée
a passé comme une aile d’hirondelle,
comme une poignée de poussière
jetée et qu’il n’est pas possible
de ramasser et que la description
le récit ne trouvent nécessité
ni écoute, il y a toujours un mot
un petit mot pour dire
qu’il n’y a rien à dire.


-----

Non ho seme da spargere per il mondo
non posso inondare i pisciatoi né
i materassi. Il mio avaro seme di donna
è troppo poco per offendere. Cosa posso
lasciare nelle strade nelle case
nei ventri infecondati? Le parole
quelle moltissime
ma già non mi assomigliano più
hanno dimenticato la furia
e la maledizione, sono diventate signorine
un po' malfamate forse
ma sempre signorine. 


-----
 
Io so qual è la parola giusta.
Io lo so e tu non lo sai
non lo sai perché hai paura
io lo so perché ho il coraggio.
Non è mio questo coraggio
però è mio quando ce l’ho.

 ------ 

sì, con le parole, le valorose mie nobili
scudiere, cui avevo sempre dato
immenso credito -
También cuando se cree que el día
pasó como un ala de golondrina,
como un puñado de polvo
que arrojamos y que no es posible
recoger y la descripción
el relato no hallan sustento
ni oídos, hay siempre una palabra,
una palabrita que decir
aunque sea para decir
que no hay nada que decir.  

























No tengo semen que esparcir por el mundo
no puedo inundar los mingitorios ni
los colchones. Mi avaro semen de mujer
es poca cosa como para herir. ¿Qué puedo
dejar en las calles, en las casas
en los vientres no fecundados? Las palabras,
muchísimas de ellas
aunque ya no se me parezcan más;
han olvidado la furia
y la maldición, se han transformado en señoritas
con un poco de mala fama quizá,
pero señoritas al fin.

cambiare


Qualcuno mi ha detto
che certo
le mie poesie
non cambieranno il mondo.
Io rispondo che certo sÏ le mie poesie
non cambieranno il mondo.



Alguien me ha dicho
que en verdad mis poesías
no cambiarán el mundo.
yo les respondo que en verdad sí
que mis poesías
no cambiarán el mundo.

porte

codruta cernea
Adesso che il tempo sembra tutto mio
e nessuno mi chiama per il pranzo e per la cena,
adesso che posso rimanere a guardare
come si scioglie una nuvola e come si scolora,
come cammina un gatto per il tetto
nel lusso immenso di una eplorazione,
adesso che ogni giorno mi aspetta
la sconfinata lunghezza di una notte
dove non c'è richiamo e non c'è piú ragione
di spogliarsi in fretta per riposare dentro
l'accecante dolcezza di un corpo che mi aspetta,
adesso che il mattino non ha mai principio
e silenzioso mi lascia ai miei progetti
a tutte le cadenze della voce, adesso
vorrei improvvisamente la prigione.

-----

Ah si, per tua disgrazia,
invece di partire
sono rimasta a letto.
Io sola padrona della casa
ho chiuso la porta
ho tirato le tende.
E fuori i quattro canarini
ingabbiati sembravano quattro foreste
e le quattromila voci dei risvegli
confuse dal ritorno della luce.
Ma al di là della porta
nei corridoi bui, nelle stanze
quasi vuote che catturano
i suoni più lontani
i passi miserabili di languidi ritorni
a casa, si accendevano nascite
e pericoli, si consumavano
morti losche e indifferenti......

 ----

Ma davvero per uscire di prigione
bisogna conoscere il legno della porta,
la lega delle sbarre, stabilire l'esatta
gradazione del colore? A diventare
così grandi esperti, si corre il rischio
che poi ci si affezioni. Se vuoi uscire
davvero di prigione, esci subito,
magari con la voce, diventa una canzone.
Ah sí, para tu desgracia,
en vez de partir

permanecí en la cama. 
Toda la casa para mí sola: 
cerré la puerta, 
desplegué las cortinas, 
a afuera los cuatro canarios 
enjaulados parecían cuatro bosques 
y las cuatro mil voces al despertarsese confundían con el regreso de la luz. 
Pero cruzando la puerta, 
en los pasillos oscuros, en las habitaciones 
casi vacías que capturan 
los sonidos más lejanos 
los pasos miserables de lánguidos regresos 
a casa, se encendían nacimientos 
y peligros, se consumaban
 muertes sombrías e indiferentes.....



 ¿De verdad que para salir de la cárcel
hay que conocer la madera de la puerta,
la aleación de los barrotes, establecer la gradación
exacta del color? Se corre el riesgo,
volviéndose un experto, de encariñarse.
Si quieres salir en serio de la cárcel,
hazlo en seguida, incluso
con la voz, conviértete en
canción

a una certa età

manuela vallicelli
Addosso al viso mi cadono le notti
e anche i giorni mi cadono sul viso.
Io li vedo come si accavallano
formando geografie disordinate:
il loro peso non è sempre uguale,
a volte cadono dall'alto e fanno buche,
altre volte si appoggiano soltanto
lasciando un ricordo un po' in penombra.
Geometra perito io li misuro
li conto e li divido
in anni e stagioni, in mesi e settimane.
Ma veramente aspetto
in segretezza di distrarmi
nella confusione perdere i calcoli,
uscire di prigione
ricevere la grazia d una nuova faccia.


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Giunti a una certa molto adulta età
non ci si può mostrare disperati,
sono davvero troppe le ragioni.
Si corre il rischio del naturalismo.
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Di essere ormai adulta l'ho capito
da come la notte vado al gabinetto.
Sicura di tornare al grande caldo, prima
era un'interruzione quasi a occhi chiusi,
veloce e trasognata. Ora è un viaggio lento
e freddo, staccato dal sonno, dove guardo
sapendo di guardare le stesse mattonelle
lo stesso muro screpolato, lo stesso secchio
lasciato in mezzo al corridoio,
e confusa nell'estatico disordine
riconosco il percorso in un codice
di piccoli sussulti finché mi riconsegno
a un tiepido torpore castigato.


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Né morte né pazzia mi prenderà:
un tremore delle vene forse
un'acuta risata, un ingorgo
del sangue, un ebbrezza limita.


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Oggi il mio cuore superbamente alberga
nel suo immenso malumore. Addio. Pazienza. 


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Dopo anni tormenti e pentimenti
quello che scopro e quello che mi resta
è una banalità fresca e indigesta.
 


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Avevo un corpo bugiardo e compiacente
servo ammiccante ai miei travestimenti
felice dei miei amori negligenti
pronto a ogni parte anche se ero assente.
Eccolo adesso moralista forsennato
non obbedisce più alle mie bugie. 

cerchio

Mario Avati - works - qui -
Per dare movimento a quel che è fermo
per vincere o per perdere e poi
ricominciare. Si ricomincia sempre

nel gioco delle carte e rovinarsi
è il peggio che possa capitare.

Togliersi al tempo immobile però

o al tempo che si illude di procedere,
confonderlo nel cerchio
diverso eppure uguale
continuando sempre a mescolare.