auto


Autoritratto (Tamara sulla Bugatti verde), 1925
Per questo sono nata, per scendere
da una macchina dopo una corsa
in una strada qualunque e trafficata
e guidata dagli angeli piegarmi
attraverso il finestrino
sopra quei capelli e in silenzio
sentire l’odore di quel viso
dove poco prima avevo visto
come la bocca e gli occhi
si passavano un sorriso che non si apriva mai
e correndo veloce scompariva
in un attimo e tornava.
Ma come può accadere che tu
per smania di potere
stia vicino a una
con lo sguardo smozzicato
pronta a lanciarsi sugli avanzi
di qualunque sesso e provenienza
che mangiucchia con quella sua boccuccia
che non ha nemmeno un disegno?

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Guardavo avanti, non certo per principio,
guardavo avanti seduta in mezzo al prato
- nessuno rispondeva se chiamato -
il motore freddandosi scrocchiava
e certe luci lontane in doppia fila
come stelle viventi luccicavano.
C’era la luna, a destra, quasi piena,
i temporali a nord l’avevano schiarita,
oh estate! più che dolce, necessaria.
E già più magra io ero
o mi sentivo, ninfa
quasi ardente anche se sola, non
sola veramente ero inebriata.