destino figurato

qui - god's-salon-
Poco fa me ne stavo rannicchiata
dentro un mezzo sonno coscienzioso
quando mi è apparso il mio destino figurato,
non visibile al presente o nel futuro
ma sicura proprietà del mio passato.
Qualcosa che era lí con me al mio inizio
e che mi equipaggiava, come una maglia nuova,
bella compatta, che poi, non si sa quando,
s’è disfatta. Sí, avevo il mio destino
e si è sciupato. Ma a quale duro ferro
mi si è impigliato il filo? Ecco, lo vedo
che se lo tira via mentre io incosciente
senza girarmi mai per liberarlo
per distrazione mia continuo sempre
a muovermi in avanti, avanti non davvero
che ero in un cerchio dove però molto
mi muovevo con la mia maglia ormai
tutta un groviglio. O dio, o dio,
dunque è cosí, piú avanzo e piú mi spoglio!
Avrei dovuto far la balia al mio destino,
tenermelo vicino, buono, al caldo,
ma quel feroce gancio che mi ha strappato
il filo, cosa sarà quel gancio
scostumato per cui ora striscio nuda
dietro al tempo? Ah che stupida idea
questo destino! Rinuncio al suo corredo,
non lo voglio, sarò comunque nuda
quando verrà il momento. Ma come
mi presento, come faccio
con questo assurdo malloppetto sfatto!


battiti

Paul Himmel
Steve McCurry - qui -
Una media di quattrocentottanta
miliardi di battiti al minuto.
E non ci metto gli animali
che non so contarli. E lascio stare gli anni,
e lascio stare i giorni e anche le ore.
Quattrocentottanta miliardi
di battiti mi bastano. Messi insieme
fanno un gran rumore, un rumore
infernale e nessuno se ne accorge.

schiava

Andrew Wyeth,  Otherworld  2002
Cosí schiava. Che roba!
Cosí barbaramente schiava. E dai!
Cosí ridicolmente schiava. Ma insomma!
Che cosa sono io?
Meccanica, legata, ubbidiente,
in schiavitú biologica e credente. Basta,
scivolo nel sonno, qui comincia
il mio libero arbitrio, qui tocca a me
decidere che cosa mi accadrà,
come sarò, quali parole dire
nel sogno che mi assegno.

amare

Il cuore non è mai al sicuro e dunque,
fosse pure in silenzio, non vantarti
della vittoria o dell’indifferenza.
Rendi comunque onore a ciò che hai amato
anche quando ti sembra di non amarlo piú.
Te ne stai lí tranquilla? Ti senti soddisfatta?
Potresti finalmente dopo anni
d’ingloriosa incertezza, di smanie e umiliazioni,
rovesciare le parti, essere tu che umili e che comandi? No, non farlo,
fingi piuttosto, fingi l’amore che sentivi
vero, fingi perfettamente e vinci
la natura. L’amore stanco
forse è l’unico perfetto.

anima


Leonor Fini - 
Anima piena, anima salotto,
più piena, sempre piena, lacrimosa.
Anima quieta che resta nella stanza,
chiusa tenace assente spaventosa.

Lo sguardo tutto intenerito
in interiore sguardo si ferma
a ogni passo e si contempla. Sento
che piano piano mi prende la demenza.

custode

Scarsa custode di quell’immagine
che intatta ancora abita
la mia superstiziosa mente,
e tuttavia di lei parente,
la più stretta. Perciò ti bacio
ti sbaciucchio immaginetta.

terra

Tutte le morti terrestri
le grazie addormentate
le genesi e le costellazioni
le creazioni proterve, le fughe,
l’unicorno, la caccia, l’incendio,
i laghi,
le voci le voci
sono nella tua terra
che io vedo da lontano
sporgendomi dalla finestra
all’ultimo piano.
Non posso scendere, ché non ci sono scale;
né posso saltare perché dopo
mutilata storpia non potrei camminare.
Mi sforzo di vedere il mare.

qui
Toutes les morts terrestres
les grâces endormies
les genèses et les constellations
les créations audacieuses, les fugues,
la licorne, la chasse, l’incendie,
les lacs,
les voix les voix
sont sur la terre
que moi je vois de loin
en me penchant par la fenêtre
au dernier étage.
Je ne peux pas descendre, il n’y a pas d’escalier ;
ni ne peux sauter parce qu’après
mutilée estropiée je ne pourrais plus marcher.

Je m’efforce de voir la mer.

occhiali

Poi d'improvviso per garanzia animale
l'anima sempre torna sempre uguale.

qui
Il cuore gonfio, di nuovo pronto
a sciogliersi e a mischiarsi, uscivo in cerca
del mio appuntamento tra la sicura
ricchezza delle piazze. In ogni faccia
vedevo una promessa, con tutte queste facce
forse qualcuna mi farà restare.
Basta, non compro più! Eccomi in vendita
assieme ai miei meravigliosi occhiali blu.
Infatti mi piacevano gli occhiali.
Sono più belle le donne con gli occhiali,
hanno al sole una generica bellezza
che fieramente espongono alla luce,
senza quella svagata debolezza
degli occhi che si oppongono alla luce
(lo sguardo non è fatto per le piazze
ma per le delicate intimità).
Quel nero degli occhiali sopra gli occhi
rende le facce quasi tutte uguali,
moltiplicati aspetti del possibile,
democrazia dei sensi, io sono qua.

morire

E cosa credi che io non t'abbia visto
morire dietro un angolo
con il bicchiere che ti cadeva dalle mani
il collo rosso e gonfio
vergognandoti un poco
per essere stata sorpresa
ancora una volta
dopo tanto tempo
nella stessa posizione nella stessa condizione
pallida tremante piena di scuse?

Ma se poi penso veramente alla tua morte
in quale letto d'ospedale o casa o albergo,
in quale strada, magari in aria
o in una galleria; ai tuoi occhi che cedono
sotto l'invasione, all'estrema terribile bugia
con la quale vorrai respingere l'attacco
o l'infiltrazione, al tuo sangue pulsare indeciso
e forsennato nell'ultima immensa visione
di un insetto di passaggio, di una piega di lenzuolo,
di un sasso o di una ruota
che ti sopravviveranno,
allora come faccio a lasciarti andar
via?
¿Pero crees realmente que no te vi
morir en un rincón
con el vaso cayendo de tus manos
y el cuello rojo e hinchado,
avergonzándote un poco
por haber sido sorprendida
una vez más,
después de tanto tiempo
en la misma posición, en la misma condición
pálida, temblorosa, llena de excusas?


Pero si entonces pienso realmente en tu muerte
en qué cama de hospital, casa o albergue,
en qué calle, acaso en el aire
o en un túnel; si pienso en tus ojos que ceden
a la invasión, en la extrema, terrible mentira
con la que intentarás rechazar el ataque,
o la infiltración, en tu sangre pulsando indecisa
y desatada, en la última, inmensa visión
de un insecto que pasa, un pliegue de la sábana,
una piedra o una rueda
que te sobrevivirán,
entonces ¿cómo puedo dejar que tú te vayas?


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... e allora il sangue è scivolato via dalle mie vene
lasciandomi alla bianca quadratura della stanza
dove una morte lieve lieve
si è posata sulla mia guancia
per poi rubarmi il respiro
stringermi le mani
incatenarmi lo stomaco.
E come sarebbe avanzata
se tre parole, che qui non posso dire,

non l'avessero improvvisamente ricacciata.

sarebbe stato

Sarebbe certo andato tutto bene,
una passeggiata un caffè, al cinema
qualche volta insieme, le cene
a casa o al ristorante; sarebbe stato
insomma tutto regolare
se all'improvviso togliendosi gli occhiali
non si fosse seduta sorridendo
con un'aria leggermente impaurita
e i capelli un po’ spettinati
che la facevano sembrare appena uscita
da un sonno o da una corsa.

Es cierto, todo habría andado bien,
un paseo juntas, un café,
una salida al cine, cenas
en casa o en el restaurante; en fin,
habría seguido todo como siempre,
si de pronto, al quitarse los anteojos,
no se hubiera sentado sonriendo
con un aire apenas temeroso,
y el cabello un poco despeinado
que la hacían parecer recién surgida
de un sueño o una carrera.